sabato, 20 dicembre 2014
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Fabiano Santacroce: “Ultrà? Conosciuti tramite Paolo Cannavaro”

NAPOLI – “Cerchiamo di avere buoni rapporti con la tifoseria, soprattutto organizzata, anche perché questo ci consente di giocare con minore pressione”: così Fabiano Santacroce ha spiegato ai pm la sua amicizia con Francesco Fucci, il capo ultrà arrestato oggi. I dettagli dei suoi rapporti con i tifosi organizzati sono stati forniti dal difensore, persona informata dei fatti, il 28 dicembre 2010. “Circa i miei contatti con elementi facenti parte della tifoseria organizzata – spiega Santacroce – posso dire di conoscere un tale Francesco e un altro soprannominato ‘il biondo’, in questo momento, per quanto ne so, detenuto a Monza. Non so precisamente di che curva siano, li ho conosciuti tramite Paolo Cannavaro in occasione di un allenamento a Castelvolturno. Quando mi sono stati presentati da Paolo, presumo che mi abbia detto anche il cognome di Francesco e del ‘biondo’, penso fossero amici tra di loro. Non mi sono stati presentati come capi ultras ma come ultras. Successivamente li ho rivisti sempre al campo, avendo lasciato a Francesco il mio numero di telefono, gli ho regalato anche delle maglie”. Ecco come il calciatore ricostruisce la visita fata a casa di Fucci, detenuto agli arresti domiciliari per droga: “In una occasione sono anche andato a casa sua, avendomi chiesto delle magliette. Poiché mi trovavo a venire a Napoli, mi sono recato di pomeriggio dopo l’allenamento a casa sua. Ricordo di essermi incontrato con due amici di Francesco all’uscita della tangenziale corso Malta, dove mi sono recato da solo con la mia auto Mercedes ML, e fui accompagnato sino all’abitazione di Francesco. Non ricordo cosa gli ho portato, mi pare un mio completo.
Coinvolti anche Cannavaro e Montervino – L’autovettura me la fecero lasciare in una piazza vicino all’abitazione del Francesco. Mi pare di ricordare che i due amici poi salirono in casa del Francesco. Sono andato a casa sua – aggiunge Santacroce – solo per fargli il favore di portargli una maglietta che mi aveva chiesto. Non ho mai fatto una cosa simile con altri tifosi. L’ho fatto perché mi sembrava una persona a posto, e sapevo che lui era agli arresti domiciliari, per avermelo detto lui stesso al telefono. Voglio precisare che mi ha chiamato ripetutamente, voglio dire tartassato per la questione delle magliette. Non sapevo che recarmi a casa di un soggetto agli arresti domiciliari potesse avere conseguenze penali, ripeto, ci sono andato perché mi sembrava una brava persona, pur avendo immaginato che potesse avere dei problemi con la giustizia”. Rispondendo alle domande dei pm, il calciatore aggiunge: “Voglio precisare che questo Francesco l’ho conosciuto anche in occasione di un torneo in Piazza Mercato, dove andai perché Paolo Cannavaro o Francesco Montervino me lo chiese, dicendomi che ad esso partecipavano anche dei tifosi ultras della squadra. Ho parlato con Paolo Cannavaro del fatto che la persona che lui mi aveva presentato, così come il biondo, avevano dei problemi con la giustizia, ma non approfondimmo l’argomento particolarmente”. Quindi la spiegazione su questi contatti ambigui: “Cerchiamo di avere buoni rapporti con la tifoseria, soprattutto organizzata, anche perché questo ci consente di giocare con minore pressione”. Infine il difensore, oggi al Parma, spiega il ruolo della società nel rapporto con gli ultrà: “La società non ci da indicazioni circa i rapporti con i tifosi, anche se da quando è arrivato il nuovo direttore sportivo Riccardo Bigon ci è stato detto di avvertire la società quando partecipiamo ad eventi pubblicitari. Non mi è mai capitato che la società mi abbia mandato a casa di qualche tifoso o capo-tifoso, né so se sia mai successo a qualche mio compagno di squadra”.

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Categorie: Napoli, News, Secondo Piano

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